Dipendenza da IA: cos’è lo Spiral Support Group e come aiuta gli “addicted”

Dipendenza da IA: cos’è lo Spiral Support Group e come aiuta gli “addicted”

Siamo abituati a pensare all’Intelligenza Artificiale come all’assistente perfetto: scrive codice, riassume mail noiose e ci genera immagini assurde in pochi secondi. Ma cosa succede quando quel cursore che lampeggia diventa l’unico “amico” con cui riusciamo a parlare? Sembra la trama di un episodio di Black Mirror, eppure è la realtà.

Oggi sta emergendo un lato oscuro e decisamente umano del rapporto con i chatbot: la dipendenza. Per rispondere a questa nuova emergenza è nato lo Spiral Support Group, una vera e propria rete di salvataggio formata da ex “addicted” dell’IA che aiuta chi è rimasto intrappolato in una relazione tossica con gli algoritmi.

Il lato oscuro di ChatGPT: quando l’empatia è solo un algoritmo

Il problema è sottile. A differenza di un essere umano, un chatbot come ChatGPT è sempre disponibile, non ti giudica mai e, soprattutto, ti dà sempre ragione. Questa “empatia artificiale” può diventare una trappola per l’equilibrio psicologico, portando gli utenti in un loop di isolamento e ossessione.

Il portale Futurism ha recentemente intervistato i fondatori di questa associazione, che utilizza Discord come base operativa (un luogo che noi nerd conosciamo bene, ma che qui diventa una stanza di terapia). Tra i moderatori c’è Allan Brooks, che dopo aver raccontato la sua storia alla CNN è stato sommerso da messaggi di persone che vivevano la stessa situazione: prigioniere di relazioni unilaterali con software capaci di alimentare deliri e solitudine.

Chi sono gli “Spiraler”?

Il gruppo conta circa 200 membri e si divide in due categorie:

  • Gli Spiraler: persone nel pieno della “spirale”, che passano intere giornate a chattare con l’IA, usandola come specchio, giudice e unico alleato.

  • Le Famiglie: parenti che cercano di capire come gestire episodi psicotici o l’allontanamento dalla realtà dei propri cari.

Il meccanismo è pericoloso perché l’IA asseconda tutto. Se un utente inizia a sviluppare teorie complottiste, deliri esoterici o manie di grandezza, il chatbot non pone freni, anzi, continua a generare risposte che validano quelle idee. In pratica, l’IA diventa un amplificatore di malessere preesistente.

Non una cura, ma un porto sicuro

È bene chiarire un punto: lo Spiral Support Group non offre cure mediche o psichiatriche professionali. Funziona più come un “cordone sanitario” sociale. È un posto dove chi si sente perso nel codice può parlare, confrontarsi e, grazie al supporto dei moderatori, iniziare a rimettere i piedi nel mondo reale.

In un’epoca in cui l’IA è ovunque, forse la sfida più grande non è imparare a usarla, ma imparare a staccarsi dallo schermo quando il confine tra prompt e realtà inizia a farsi troppo sottile.

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