La statua di Roberto Baggio creata con l’intelligenza artificiale che ha ingannato il web: quando il fake diventa virale e ci costringe a riflettere

La statua di Roberto Baggio creata con l’intelligenza artificiale che ha ingannato il web: quando il fake diventa virale e ci costringe a riflettere

Negli ultimi giorni, una vicenda curiosa e sorprendente ha conquistato i social network italiani, diventando virale e accendendo un acceso dibattito online. Al centro della scena, lui: Roberto Baggio, il Divin Codino, leggenda del calcio italiano, trasformato stavolta non in un campione in carne e ossa, ma in una statua… che non esiste. O meglio, esiste solo nel regno digitale.

Tutto è iniziato ad Arzignano, nel cuore del Veneto, dove Enrico Marcigaglia, assessore ai progetti strategici del comune e appassionato di informatica, ha pubblicato sul suo profilo Facebook un video che mostrava una statua iperrealistica di Baggio. Nell’immagine, il fuoriclasse azzurro appare immortalato nell’iconica posa che lo ha reso celebre: pallone ai piedi, sguardo ispirato, pronto a incantare generazioni di tifosi, dagli anni ’90 fino ad oggi.

La didascalia del post era inequivocabile per chi leggeva con attenzione: “Statua di Roberto Baggio, parco pubblico. Concept Enrico Marcigaglia AI Design.” Un progetto, quindi, sviluppato con intelligenza artificiale. Ma sui social, si sa, l’attenzione ai dettagli non è esattamente la norma. Nel giro di poche ore, il video ha fatto il giro di Facebook, è rimbalzato su Instagram, è stato ripostato su X (ex Twitter) e ha trovato nuova vita su TikTok.

Molti utenti, entusiasti, hanno preso per buona l’immagine, convinti che la statua fosse reale. Alcuni si sono spinti oltre: “Si trova a Brescia!”, “No, è a Vicenza!”, “Sarà mica a Coverciano?”. Altri hanno costruito storie di sana pianta, inventandosi dettagli come la data di inaugurazione, il nome dello scultore (un verosimile quanto inesistente Domenico Sepe) e persino le dimensioni del monumento, descritto come “2,7 metri in bronzo, leggermente più grande del vero per conferirgli solennità”.

Nel frattempo, Marcigaglia osservava il fenomeno con stupore misto a preoccupazione. Da circa due anni, ci racconta, si dedica per passione a sperimentazioni con software di intelligenza artificiale, esplorandone le capacità grafiche. Solo un anno fa, ottenere un rendering così realistico avrebbe richiesto settimane di lavoro e strumenti costosi. Oggi, bastano uno smartphone, un paio d’ore e applicazioni gratuite. Ed è proprio questa facilità d’uso a sollevare interrogativi cruciali.

“Molte persone non sono in grado di distinguere la realtà dall’intelligenza artificiale”, ha spiegato Marcigaglia al Corriere Veneto. “Questo esperimento dimostra quanto sia difficile riconoscere la verità, soprattutto se qualcuno ci gioca sopra. Proprio per evitare equivoci, ho specificato nel video che era un lavoro generato con l’AI, ma evidentemente non è bastato.”

Il caso della finta statua di Baggio non è solo un aneddoto curioso: è lo specchio di un fenomeno ben più ampio e preoccupante. Viviamo in un’epoca in cui il confine tra reale e virtuale è sempre più labile. Le tecnologie digitali, e l’intelligenza artificiale in particolare, ci offrono possibilità straordinarie, dalle applicazioni in campo medico e scientifico fino alla creazione artistica. Ma portano con sé anche rischi giganteschi, soprattutto in termini di informazione e percezione della realtà.

Il caso Baggio ha acceso un piccolo campanello d’allarme. Perché, se per diffondere confusione basta un’immagine affascinante, un volto iconico e un pizzico di viralità, cosa potrà succedere quando queste tecnologie verranno usate per manipolare temi più delicati, come la politica, l’economia o la salute pubblica? La riflessione diventa inevitabile: chi controllerà l’informazione? Come distingueremo i contenuti autentici da quelli generati artificialmente? E siamo davvero pronti, come società, ad affrontare questo salto evolutivo?

Marcigaglia stesso si è detto sorpreso dal realismo del risultato ottenuto. Il processo creativo è stato relativamente semplice: dopo aver generato l’immagine della statua con un software AI, l’ha inserita in un programma capace di creare video contestualizzati, aggiungendo dettagli come l’effetto della luce solare, le ombre sulle superfici, persino il retro della scultura, che nella realtà non esiste. Il risultato è stato così credibile da ingannare centinaia, forse migliaia di persone, nonostante la dichiarazione esplicita di “AI Design” nel post originale.

Nel frattempo, sui social la discussione continua. C’è chi prova a riportare l’attenzione sulla natura digitale dell’opera, chi ancora litiga sulla collocazione geografica e chi semplicemente si lascia trascinare dalla nostalgia. Perché, in fondo, Roberto Baggio è più di un semplice calciatore: è un simbolo che ha saputo incarnare poesia e fragilità, talento e sfortuna, capace di far vibrare le corde della passione collettiva anche sotto forma di statua virtuale.

Il caso della statua di Baggio ci lascia con domande aperte e urgenti. Siamo pronti a vivere in un mondo in cui non possiamo più fidarci di ciò che vediamo? Come possiamo prepararci a navigare in questa nuova realtà aumentata, dove l’illusione diventa virale in un battito di ciglia? La sfida che ci attende non riguarda solo la tecnologia, ma anche (e soprattutto) la nostra capacità di sviluppare senso critico, alfabetizzazione digitale e strumenti per distinguere l’autentico dal costruito.

Se anche voi vi siete imbattuti nel video della statua e magari, per un attimo, ci siete cascati, sappiate che non siete soli. È proprio questo il fascino e il rischio dell’AI: la capacità di stupirci, di sorprenderci e, talvolta, di ingannarci. Un tema su cui, da appassionati di tecnologia, calcio e cultura digitale, continueremo a riflettere, raccontare e discutere qui su isek.AI Lab.

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