So I’m a Spider, So What? – L’isekai che ribalta le regole con una ragnetta epica

So I’m a Spider, So What? – L’isekai che ribalta le regole con una ragnetta epica

Cosa faresti se ti svegliassi un giorno… con otto zampe e nessuna bocca per urlare? Sembra il peggior incubo aracnofobico, ma per gli amanti dell’isekai, questa è solo l’inizio di un’avventura fuori da ogni logica. Ed è proprio questo il fascino di So I’m a Spider, So What? (Kumo Desu ga, Nani ka?), un’opera che osa rielaborare il cliché della reincarnazione fantasy trasformandolo in un viaggio assurdo, solitario e straordinariamente intelligente. Un’opera che ho amato per il suo coraggio narrativo, la sua ironia tagliente e per una protagonista tanto sfigata quanto inarrestabile.

Un isekai diverso dal solito: dalla classe al dungeon

Lo scenario iniziale può sembrare familiare: una classe scolastica giapponese viene polverizzata da un misterioso incidente magico, frutto di un’epica battaglia tra eroe e demone in un mondo parallelo. Nulla di nuovo sotto il sole dell’isekai, penserete. Eppure, So I’m a Spider, So What? sovverte subito le aspettative: mentre i suoi compagni si reincarnano in principi, nobili, guerrieri e maghi in odor di gloria, la protagonista si risveglia… come un ragno.

Non un ragno magico e potente. Non una creatura elegante e minacciosa come potrebbe essere una drider. No. Una minuscola spiderling, una delle più fragili tra i mostri che infestano il gigantesco dungeon di Elroe. Nessuna compagnia, nessuna guida, nessun tutorial: solo fame, paura e istinto di sopravvivenza.

Ed è proprio in questa solitudine forzata che l’opera comincia a splendere.

Kumoko: sarcasmo, trauma e skill-up

La nostra ragnetta (che nel romanzo resta a lungo senza nome e che il fandom ha affettuosamente battezzato Kumoko) si esprime solo tramite monologhi interiori – una scelta narrativa coraggiosa, ma incredibilmente efficace. È lì che il cuore pulsante della serie batte più forte. Kumoko è ironica, autodidatta, determinata fino al masochismo e perennemente incazzata con un sistema che sembra volerla uccidere a ogni angolo. È un personaggio che non si limita a sopravvivere: evolve.

La struttura del dungeon e le meccaniche RPG del mondo in cui è rinata (abilità, evoluzioni, livelli, magie) sono un altro dei punti forti della serie: invece di ridurre il tutto a una scusa narrativa, So I’m a Spider, So What? li trasforma in un sistema coerente, crudele e meritocratico. Ogni abilità ha un prezzo, ogni scelta un rischio, e ogni vittoria un sapore amaro. Non ci sono salti temporali facili: Kumoko si guadagna ogni centimetro della sua ascesa.

Una narrazione multistrato: chi è il vero protagonista?

Una delle sorprese più intriganti, che emerge soprattutto nel manga e nell’anime, è la struttura narrativa biforcuta. Da un lato seguiamo Kumoko nel dungeon, dall’altro i suoi ex compagni di classe, reincarnati in ruoli chiave del mondo esterno: principi, cavalieri, sacerdoti, reietti. I due filoni narrativi scorrono in parallelo, ma a diverse velocità temporali. E quando le due linee si avvicinano, la storia si trasforma, si complica, esplode.

Attenzione: non tutto è come sembra. Il gioco temporale orchestrato da Okina Baba (autore della light novel) è di quelli che spiazzano e affascinano, e che possono essere apprezzati davvero solo nel romanzo originale, mai arrivato purtroppo in Italia. Un vero peccato, perché i livelli di complessità, filosofia e worldbuilding che la versione scritta raggiunge sono degni dei migliori romanzi di fantascienza camuffati da fantasy.

Un’opera crossmediale: light novel, manga e anime

So I’m a Spider, So What? nasce come web novel su Shōsetsuka ni Narō, la stessa piattaforma che ha lanciato fenomeni come Re:Zero e That Time I Got Reincarnated as a Slime. Dal 2015 al 2022, il romanzo ha visto la luce in edizione cartacea per Fujimi Shobō, con le meravigliose illustrazioni di Tsukasa Kiryu. La novel si compone di 16 volumi, intrisi di monologhi, spiegazioni dettagliate sul sistema magico e riflessioni esistenziali. E sì, anche tanta, tantissima action.

Il manga – disegnato da Asahiro Kakashi – è tutt’ora in corso in Giappone e disponibile in Italia grazie a Edizioni BD, etichetta J-Pop. La sua forza è quella di ritradurre con dinamismo e umorismo le imprese di Kumoko, con uno stile espressivo che esalta le sue (dis)avventure. E c’è anche un delizioso spin-off comico con la protagonista in versione chibi, disegnato da Gratinbird, che gioca con i toni leggeri senza tradire l’essenza.

Infine l’anime, trasmesso su Crunchyroll da gennaio a luglio 2021, prodotto da Millepensee. Un adattamento che ha diviso il pubblico per alcune scelte visive in CGI – soprattutto nella rappresentazione dei mostri – ma che ha saputo comunque colpire nel segno grazie all’incredibile performance vocale di Aoi Yūki, che dà vita a Kumoko con una gamma di emozioni e toni degna di un intero cast. Le sigle? Perfette: “Keep Weaving Your Spider Way” e “Ganbare! Kumoko-san no Tēma” sono diventate immediatamente inni per la community.

L’identità nel dungeon: da mostro a divinità?

Una delle domande che mi ha tenuta incollata a ogni nuovo episodio o capitolo è questa: quanto restiamo umani quando ci reincarniamo in un mostro? Kumoko inizia il suo percorso come una ragazza sola e disperata, ma ben presto si ritrova a compiere azioni sempre più spietate, razionali, necessarie. Uccide per vivere. Mangia per evolvere. Manipola, mente, distrugge. Ma è davvero crudele? O è solo una sopravvissuta in un mondo disumano?

Il tema dell’identità attraversa tutta l’opera. È un viaggio di crescita, ma anche di deformazione. Il dungeon non è solo un luogo fisico, ma anche una metafora della trasformazione interiore, del potere che logora, della volontà che plasma la carne. E in questo, Kumoko non è solo un ragno: è un’eroina tragica e irresistibile, che lotta per riscrivere il proprio destino riga dopo riga, skill dopo skill.

Tra hype, filosofia e hype (di nuovo)

So I’m a Spider, So What? è molto più di una serie isekai. È una storia che gioca con i generi, li devasta, li ricostruisce da zero. È un racconto ironico, brutale, sorprendente, che ti obbliga a pensare anche quando stai ridendo. È una riflessione sull’identità, sul libero arbitrio, sull’evoluzione e sul ruolo delle narrazioni nei mondi fantasy.

E più di tutto, è una lettera d’amore a chi, anche nella più disperata delle reincarnazioni, sceglie di sopravvivere con ironia e ostinazione. Una ragnetta che diventa una dea? In un mondo di cliché, questa è la vera rivoluzione.


Hai già seguito l’anime? Stai leggendo il manga? Vuoi disperarti con me per l’assenza della light novel in italiano? Parliamone nei commenti, condividi questo articolo con il tuo party di avventurieri e… se anche tu pensi che l’isekai abbia ancora tanto da dire, allora sei nel posto giusto.

Restiamo intrappolati nel dungeon insieme, nerd del mio cuore. Ma con stile.

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